lunedì 25 maggio 2009

Aung San Suu Kyi

da www.ilsussidiario.net


Di Aung San Suu Kyi
si sta parlando da alcuni giorni. L’ormai nota vicenda ha fatto in modo che balzasse agli onori della cronaca: a causa dell’incursione nella sua abitazione di un bizzarro reduce del Vietnam che ha tentato di portarle una Bibbia, ora lei rischia di passare 5 anni in carcere. Le condizioni degli arresti domiciliari ai quali era sottoposta, (i termini sarebbero scaduti il 27 maggio), le impedivano, infatti, di ricevere ospiti. In ragione di questo episodio, i tg le stanno dedicando quotidianamente alcuni secondi al giorno, i giornali qualche spazio in più. Peccato che i media, in generale, stiano omettendo sbadatamente i particolari più significativi della vicenda e della persona. A iniziare dal contesto in cui tutto ciò avviene.

Della Birmania – oggi Myanmar - si dice, genericamente, che sia un Paese sottoposto a dittatura. Non basta. Dittatura, sì. Ma una delle più feroci al mondo. Lì un cruento regime di sostanziale matrice marxista è al potere da decenni. Il carcere, la tortura e la morte per i dissidenti politici sono all’ordine del giorno. Alla “normale amministrazione” comune a tutti i regimi si aggiungono alcune pratiche che lo rendono particolarmente scellerato. Per dirne una, ogni famiglia birmana deve destinare almeno un proprio membro ai lavori forzati. Sia pure una donna o un bambino.



Il padre di Suu Kyi era il ”Bogyoke” (maggior-generale) Aung San. Nel 1942 costituì l’Esercito d’Indipendenza Birmano e liberò il Paese dal giogo britannico, prima, e giapponese più tardi. Amatissimo dalla popolazione che lo considera tuttora il padre della moderna Birmania, fu assassinato nel ‘47. Suu Kyi entra in gioco nell’’88. Conduceva da anni una serena esistenza in Inghilterra, pluri-laureata, sposata con un professore di Oxford e madre di due bambini. Tornata in patria per passare gli ultimi giorni con la madre morente, assistette all’instaurazione del regime militare che impose la via birmana al socialismo. Quell’anno i soldati spararono su una folla immensa di manifestanti inermi, uccidendone migliaia. Il generale Aung San morì quando lei era troppo piccola per averne dei ricordi. Ma il semplice fatto di essere figlia di suo padre la faceva sentire responsabile della propria gente.

Decise di rimanere in Birmania. Fondò un partito, la Lega Nazionale per la Democrazia, che il 27 maggio del ‘90 ottenne una maggioranza schiacciante all’assemblea costituente: 392 membri, su un totale di 485. A quel punto lo Slorc (Consiglio di restaurazione della legge e dell’ordine di stato), con l’avallo dell’esercito, invalidò sfacciatamente le elezioni. Tutti i membri dell’Nld furono incarcerati e Suu Kyi messa agli arresti domiciliari. Liberata e incarcerata a più riprese, ogni volta che poteva, girava in lungo e in largo il suo Paese. Incontrava la gente nei villaggi per esortarli a non avere paura e teneva dalla sua casa di Rangoon i “discorsi della Domenica” di fronte a migliaia di sostenitori. Al primo erano presenti mezzo milione di ascoltatori.

E in tutta la sua attività politica o nei suoi scritti, la stessa inaspettata nota dominante: la religione e la tradizione come elemento di unità della Birmania. Per il suo popolo Suu Kyi diventa una sorta di guida spirituale. E, in quanto tale, un capo politico. Questo può far specie nell’Occidente secolarizzato. Ma la forza della leader birmana sta nel non aver mai respinto dalla propria vita pubblica riferimenti alla fede e alla trascendenza. «Per garantire al popolo la frescura protettrice della pace e della sicurezza, i governati devono osservare i precetti di Buddha», scrisse in un saggio intitolato In Quest of Democracy. Tutto ciò è insolito per la mentalità europea, abituata a considerare valori e ideali come frutto di processi storici. Una visione, invece, quella di Suu Kyi, che ha sempre considerato l’uomo nell’integralità dei suoi fattori, senza esaurirlo nelle proprie componenti sociali o economiche. «La dimensione spirituale» disse in uno dei suoi discorsi «diventa particolarmente importante in una lotta in cui convinzione profonda e impegno mentale sono le armi principali contro la repressione armata».

Religiosa e devota alla propria storia. E per questo in grado di elaborare un laicissimo pensiero politico: «La fonte del coraggio e della resistenza di fronte al potere scatenato è generalmente una salda fede nella sacralità dei principi etici combinata con la certezza storica che, malgrado tutte le sconfitte, la condizione umana abbia per fine ultimo il progresso spirituale e materiale. Non si possono accantonare come obsoleti concetti quali verità, giustizia e solidarietà, quando questi sono gli unici baluardi che si ergono contro la brutalità del potere». scrisse in Liberi dalla Paura, uno dei suoi saggi più noti. A che è valso tutto ciò? Per lo meno cinquanta milioni di Birmani credono ancora nella libertà. E sono convinti che prima o poi assumerà la forma politica della democrazia.

domenica 24 maggio 2009

miracolo dal Bangladesh

-----Messaggio originale-----
Da: Martinelli Quirico [mailto:martinelli.quirico@pime.org]
Inviato: lunedì 25 maggio 2009 0.26
A: Tutti gli amici
Oggetto: il miracolo di Radika



“ Vado da Gesu’ ”



cosi’ disse Radika,
una bambina Oraon, non cristiana,
che frequentava la scuola della Missione.

Morì improvvisamente
mentre era a casa in vacanza.
Stroncata in un giorno,
forse per difterite.

Capendo cosa le stava accadendo,
ha prima chiesto alla sua famiglia
di pregare insieme,
ha spiegato che stava andando da Gesù,
ha chiesto perdono,
e infine ha detto che voleva vedere
i padri e le suore della missione:
ma a causa della lontananza del villaggio,
nessuno riusci’
ad andarci in tempo.

E cosi’ mori’.





Ne rimase fortemente colpito anche il papà che, da allora,
decise di frequentare la chiesa, alla domenica,
con gli altri cristiani del villaggio.
Era il primo passo per ricevere, un giorno, il Battesimo.

Passarono pero' nove anni...




Nove anni dopo,
quel giorno è arrivato poco tempo fa,
quando la mamma di Radika,
le due sorelle e il fratellino
hanno ricevuto il battesimo:
il papa’ nel frattempo pero’
era già morto anche lui.

La mamma
contenta e commossa
ha parlato di Radika
come se fosse ancora
viva e presente.







Radika non ha ricevuto
il battesimo ufficiale,
ma certamente

quello di desiderio,
ed essendo andata
dal Signore prima di tutti,
ha portato poi da Lui
anche tutta la sua famiglia.

Ci sono voluti pero’ otto anni di attesa…




la famiglia di Radika oggi



E noi,
che abbiamo sempre fretta,
che andiamo per le campagne e i villaggi
del Bangladesh,
nella speranza
di vedere qualche frutto
o almeno qualche germoglio…

il Signore ci invita
alla pazienza
e alla fiducia in Lui…






“ il Regno dei cieli e’ come un uomo che getta il seme nella terra;
dorma o vegli, di notte o di giorno,
il seme germoglia e cresce, come, egli stesso non lo sa…” ( Vangelo di Marco 4,27 )

giovedì 14 maggio 2009

costi per il riso

nell'assemblea dei responsabili dell'Ass. GMPVI del 23 dello scorso mese oltre all'approvazione del bilancio si sono definite le nuove linee di intervento che seguono le direttive già indicate in altre parti del blog.
Purtroppo si è dovuto convenire sull'aumento della quota di adozione dei bambini del Myanmar per l'incremento del costo del riso, alimento principale.
La quota è passata dall'attuale € 100,00+€ 5,00 a € 105,00+€ 5,00 per il regalo di Natale. Questo piccolo aumento consentirà di garantire il cibo ai nostri ragazzi.
Si sono messe, poi, le basi per i prossimi viaggi in Congo e in Myanmar. Chi fosse interessato ad andare a trovare i propri bambini non deve fare altro che contattare direttamente don Luciano.

giovedì 30 aprile 2009

la microfinanza per contrastare la povertà

L’Africa occupa il secondo posto a livello mondiale per numero di istituzioni di microfinanza. Nonostante i maggiori costi operativi rispetto alle altre regioni del pianeta, il settore della microfinanza si sta evolvendo rapidamente nel continente africano, in termini di crescita, di politiche e regolamentazioni.
Continua la lettura su www.nigrizia.it.

sabato 25 aprile 2009

-----Messaggio originale-----
Da: Martinelli Quirico [mailto:martinelli.quirico@pime.org]
Inviato: giovedì 23 aprile 2009 0.40
A: Tutti gli amici
Oggetto: Buon Anno 1416
Buon Anno 1416
il nuovo anno bengalese
e' iniziato il 14 Aprile scorso
con canti, danze e tante nuove speranze...

Ora in Bangladesh e' l'anno 1416

Auguri di ogni bene
per tutti



Nota storica.

I giornali bengalesi portano sempre tre date nell'intestazione:
2009 (l'anno cristiano) 1416 (l'anno bengalese) 1430 (l'anno mussulmano)

Il Bangladesh e' un paese al 90% mussulmano,
e il numero 1416 del nuovo anno bengalese
come origine e' legato al calendario mussulmano
che inizia a contare gli anni dalla fuga di Maometto
dalla Mecca a Medina (622 d.C.)
il momento in cui e' iniziato ufficialmente il Mussulmanesimo.

Pero' il calendario mussulmano oggi e' leggermente diverso ancora da quello bengalese:
infatti per i mussulmani quest'anno e' l'anno 1430 (14 anni di differenza).

Questo dipende dal fatto che l'imperatore Akbar che ha iniziato il calendario "bengalese"
("indiano" si dovrebbe dire, perche' allora non c'era il Bangladesh e la regione era tutta India)
ha cambiato il calendario mussulmano che e' lunare in calendario solare,
per una questione di tasse. Infatti col calendario lunare
non era facile raccogliere le tasse che allora erano legate ai raccolti della terra;
con il calendario solare diventava invece piu' agevole
perche' coincideva con le stagioni e il raccolto.

Ma il calendario lunare e' piu' corto di 11 giorni all'anno
e cosi' a poco a poco i due calendari che all'inizio erano uguali
si sono differenziati.

lunedì 20 aprile 2009

magliette in dono

consapevoli che quanto abbiamo non è nostro, ma è un dono, tramite un nostro associato abbiamo mandato in Togo (dove non abbiamo nessuna "nostra" missione, ma dove ci sono dei poveri) 200 di queste magliette.  
Posted by Picasa
Circa 4.000 sono state inviate in Kenya.

giovedì 16 aprile 2009

il nuovo colonialismo in Africa

G8: 1 MILIONE DI CONTADINI CINESI “OCCUPA” LE CAMPAGNE IN AFRICA.
E’ ALLARME: GLI STRANIERI FANNO RAZZIA DI TERRE COLTIVABILI NEI PAESI POVERI
Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Giappone, Arabia Saudita e Cina per garantirsi l’approvvigionamento alimentare di fronte alla crisi mondiale hanno acquistato nel 2008 terreni all’estero per una estensione pari a 7,6 milioni di ettari, più della metà della superficie agricola coltivata in Italia. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti al vertice delle organizzazioni contadine delle cinque regioni africane (Propac, Roppa, Eaff, Umagri, Sacau), sulla base delle ultime ricerche che evidenziano una accelerazione del fenomeno dell’accaparramento di terre anche nel continente africano. Il boom di acquisti di terreni agricoli nei Paesi poveri da parte di investitori esteri interessati alla produzione di alimenti da destinare alle proprie necessità è una nuova pericolosa forma di colonizzazione che - ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini - i Paesi del G8 devono impegnarsi a fermare.