venerdì 23 maggio 2014

padre Mario e Isidoro beati



22/05/2014
Vergara: un nuovo beato per il Pime
Padre Mario Vergara salirà all'onore degli altari sabato 24 maggio ad Aversa. Una festa per il Pime, una festa per il Myanmar
«Abito in una capanna di bambù, posta su un cocuzzolo di monte. Vento e sole entrano liberamente, se piove ho il bagno a domicilio, proprio come i grandi signori... Eh, quando uno nasce fortunato! Per mobilio due sedie e un tavolino che ho fatto col coltellaccio del mio catechista; per cibo un po' di riso con erbe di bosco. A sinistra catene di monti digradanti fino alla pianura di Loikaw e popolatissimi: sono duecento i villaggi di cariani rossi e alcuni di shan».
Così scriveva padre Mario Vergara in una delle sue prime lettere da Pretholé, in Myanmar, nel 1947.
Nato a Frattamaggiore, cittadina nella diocesi di Aversa il 16 novembre 1910, è portato da una forte vocazione missionaria fino a Monza, dove ha sede il seminario del Pime. Dopo l'ordinazione sacerdotale celebrata dal cardinal Ildefonso Schuster, padre Mario parte per la Birmania, allora colonia inglese. Al suo arrivo, a Vergara è affidato il distretto di Citaciò, una vasta regione di montagna e foreste abitata dai Sokù, una delle più popolazioni povere e primitive della Birmania. Visita i villaggi, fonda scuole elementari, improvvisa ospedali e dispensari, costruisce cappelle e si prende cura dei bambini. Ma nel 1941 padre Vergara viene internato nel campo di prigionia inglese di Dehra Dum in India insieme ad altri missionari italiani, considerati "nemici" dagli inglesi. Dopo quattro anni segnati da gravi problemi di salute e maltrattamenti, viene rilasciato. Parte alla volta di Hyderabad in India e poi, finalmente, di nuovo in missione in Birmania. La sua terra è però devastata da una nuova piaga: nel clima incandescente della decolonizzazione birmana, tra guerriglie di minoranze e diatribe confessionali, il missionario è additato dal governo come spia e il 24 maggio del 1950 è catturato e ucciso insieme al suo catechista e al suo compagno di missione padre Galastri.
Sabato 24 maggio nella cattedrale di Aversa si ricorderà questa storia per beatificare padre Mario e Isidoro, il suo catechista birmano. Il rito sarà preceduto da una veglia di preghiera il 22 maggio a Frattaminore presso la parrocchia di San Simeone, presieduta dal Superiore Generale del Pime, padre Ferruccio Brambillasca. Mentre domenica 25 maggio alle 18.00 l'intera comunità si stringerà attorno al suo beato attraverso la Messa di ringraziamento nella basilica di San Sossio in Frattamaggiore, presieduta dal vescovo di Aversa monsignor Angelo Spinillo. Infine, domenica 1 giugno nella casa del Pime a Ducenta (Caserta), si celebrerà il 69esimo congressino missionario: una festa per il Pime e tutti i suoi missionari.
Ma la beatificazione non sarà un momento importante solo per l'Istituto: la Chiesa del Myanmar accoglierà sabato proprio grazie alla testimonianza del catechista Isidoro il suo primo beato. La celelbrazione, infatti, diventa l'occasione per ricordare quel filo rosso di santità che lega il Pime alla Birmania.

martedì 6 maggio 2014

notizia dal Bangladesh

From: carlo buzzi

Subject: Tornado on train on Jamuna Bridge
Dear friends,
specially Koreans and Filipino,
A miracle happened on Jamuna Bridge.
On the 27th of April Sunday at about 11.30 in the evening a train was crossing the  bridge.
A tornado coming from North West hit the train and lifted it up. What if the wind would have come from South ?
Any way the bridge you have constructed seems to be very strong, in spite of the poor maintenance of the people who are in charge and in spite of the ferocity of the nature.
Let us praise and thank the Lord for His Mercy
                     Fr. Carlo  

lunedì 28 aprile 2014

Myanmar


http://www.asianews.it/notizie-it/Myanmar,-giornali-in-lutto-per-l'arresto-di-un-reporter-30819.html


MYANMAR
Myanmar, giornali "in lutto" per l'arresto di un reporter
Zaw Pe, di Democratic Voice of Busi.


Yangon (AsiaNews/Agenzie) - In un rarissimo caso di protesta pubblica, una buona parte della stampa non governativa birmana è apparsa ieri con la prima pagina del tutto nera per chiedere il rilascio dei giornalisti arrestati negli scorsi giorni e condannati a diversi mesi di galera "su base politica". L'ultimo in ordine di tempo è Zaw Pe, condannato lo scorso 7 aprile a 1 anno di carcere per diverse accuse fra cui "aver disturbato un funzionario pubblico". I suoi colleghi e diversi gruppi per i diritti umani chiedono oggi il suo rilascio immediato.

Il giornalista lavora per Democratic Voice of Burma: l'arresto è avvenuto dopo una sua visita al Dipartimento dell'Istruzione del distretto di Magwe per investigare su un nuovo progetto educativo finanziato dal Giappone. L'inchiesta ha provocato l'ira dei funzionari locali - che secondo alcune fonti avrebbero usato in maniera scorretta i fondi destinati agli alunni - e ha portato all'arresto di Zaw. Sulla prima pagina del suo giornale è stato stampato "Il giornalismo non è un crimine".

Il caso ha riaperto il dibattito sulla libertà di stampa in Myanmar, che ha da poco iniziato un processo di democratizzazione dopo la destituzione dell'ultima giunta militare. Il nuovo esecutivo ha scelto di "ammorbidire" la posizione dei predecessori e, in questo modo, ha prodotottenutoto la ripresa degli aiuti umanitari e la revoca delle sanzioni commerciali. Ma tale distensione è collegata in maniera diretta all'atteggiamento dell'esecutivo nei confronti dei diritti umani delle varie etnie birmane. Diversi gruppi indipendentisti hanno più volte accusato il governo di aver usato "gas tossici" contro di loro, ma senza riuscire a produrre prove.

I giornalisti sono visti come un pericolo dall'attuale governo, che cerca in tutti i modi di presentare un'unica faccia al mondo esterno cercando di nascondere la repressione etnica e la corruzione della dirigenza. Nonostante nell'ultimo anno Yangon abbia concesso alla stampa libera di riprendere la propria attività, dopo decenni di censure statali, le raffiche di arresti e condanne degli ultimi giorni fanno temere una nuova ondata di repressione.