mercoledì 15 luglio 2009

ricevute di tracce


chi lascerà una traccia della sua vacanza riceverà una ricevuta come queste
Affrettatevi....

martedì 7 luglio 2009

da www.ilgiornale.it
In occasione della festa milanese di sabato scorso per i 49 anni dell'indipendenza della Repubblica del Congo, l'ambasciatore del Congo presso il Quirinale, Albert Tshiseleka, giunto nel capoluogo lombardo per le celebrazioni, ha dato lettura di un documento - che attende l'approvazione ufficiale della Farnesina - nel quale il Dott. Peppino Falvo, presidente dell'omonimo Centro Servizi, viene designato Console del Congo a Milano.
Il Dott. Falvo, in collaborazione con Sua Eccellenza Albert Tshiseleka e con Don Andrea Muamba, sacerdote congolese in servizio pastorale nella Diocesi di Milano, si è molto attivato negli ultimi anni per portare assistenza al Congo, Paese dilaniato da una guerra civile ultradecennale e da un'estrema povertà purtroppo dilagante e che sta minando alla pase anche lo sviluppo delle nuove generazioni.
La serata, moderata da Don Andrea Muamba, Sacerdote congolese in servizio pastorale nella Diocesi di Milano ed assistente spirituale del Movimento Cristiano Lavoratori, si è aperta con un minuto di silenzio in onore dei martiri dell'indipendenza del Congo. L'esecuzione degli inni nazionali congolese e italiano ha scandito il momento degli interventi e delle testimonianze degli ospiti, ( tra cui quella di don Luciano, espressamente invitato a prendere la parola - nota del blogger), cui ha fatto seguito una caratteristica cena italo-congolese, accompagnata da musiche, danze e balli africani.
Le celebrazioni hanno avuto luogo a Milano presso la sede del Centro Servizi Falvo. Tra gli ospiti, presenti il presidente della Fondazione «I Sud del Mondo» On. Pino Galati del Pdl, l' assessore alla Protezione Civile, Prevenzione e Polizia Locale della Regione Lombardia Stefano Maullu e il Prof. Rocco Donnici, ordinario presso l'Università di Urbino e Sua Eccellenza Albert Tshiseleka, Ambasciatore del Congo presso il Quirinale.
Durante la manifestazione sono state ricordate anche le vittime del conflitto civile che affligge il Congo: un conflitto armato che scuote il paese dall'estate del 1998. In particolare è stato ricordato Patrice Emery Lumumba, colui che guidò il Movimento Nazionale congolese all'Indipendenza, nominato primo ministro del primo governo e fatto prigioniero e assassinato nel 1960.

martedì 23 giugno 2009

ricordi del viaggio in Bangladesh

i nostri amici che hanno accompagnato don Luciano




nel viaggio in Bangladesh sono stati molto festeggiati e onorati come si vede dai cartelli coi loro nomi.






il piatto in ceramica nelle mani della ragazzina è un riconoscimento molto ambìto.

giovedì 18 giugno 2009

E' operativa la Badascò di Loikaw



Nonostante la dittatura, i ragazzi del Myanmar a Loikaw alla ripresa della scuola, a giugno, sono entrati in questa nuova struttura

l'arredamento è stato completato con i fondi della " traccia delle vacanze" lasciata l'estate scorsa.

C'è una regola molto interessante in questa Badascò: i più grandi devono aiutare i più piccoli, soprattutto nello studio.



____Informazioni da don Luciano:
_____

La struttura è prevista per cento posti, con stanze per quattro giovani, in
particolare per coloro che frequenteranno l'Università.
Tra i nostri ragazzi uno si è già laureato; alcuni stanno frequentando
l'Università; diversi si stanno preparando a frequentare l'Università con lo studio
dell'Inglese e dell'informatica.
Si è scelto , con i lavori in corso, di iniziare con un piccolo gruppo dai
30 ai 60 ragazzi.
Proprio per la particolarità di questa casa, con i ragazzi si formuleranno
le regole per lo stile di vita da avere in questa Badascò dedicata a Maria
Madre della Provvidenza.
Tra queste regole prevale il motto del gruppo il Cireneo
"c'è sempre una persona più
povera di Te, aiutala".

Un modo per vivere questo impegno sarà la figura dell'Angelo. Ogni ragazzo
si prenderà carico ufficialmente di un altro bambino più piccolo, aiutandolo
nello studio e nelle relazioni con gli altri bambini ed educatori,
sostenendolo nelle varie difficoltà (salute,nutrizione,emarginazione ecc.)
ed in ogni problema relativo all'impegno di vita nella badascò.

Sempre disponibile per altre informazioni don Luciano

giovedì 11 giugno 2009

lascia una traccia della tua vacanza

durante questa estate troveremo i fondi per completare 16 aule scolastiche per la scuola primaria e superiore di Biponga - Villaggio povero del Kasai - Congo.

In questo modo vogliamo lasciare una traccia

della capacità di coinvolgimento che abbiamo con le persone che ci circondano:
per non cacciare sempre noi i soldi, dobbiamo invitare i nostri amici a comprare un mattone, i chiodi, un sacco di cemento.
La proposta è la seguente:

€ 1,00 un mattone
€ 2,00 mezzo kg. di chiodi
€ 5,00 una lamiera per il tetto
€ 5,00 una trave in legno
€ 25,00 un sacco di cemento
€ 100,00 una porta
€ 2000,00 un'aula completa, che può portare il tuo nome o di un gruppo o di una persona cara.

Un piccolo contributo, che sommato a tanti piccoli contributi, realizzerà un grande progetto denominato:

UNA SCUOLA PER LORO

La scorsa estate abbiamo lasciato una traccia di circa € 11000,00 che ha arredato la Badascò del Myanmar.

Il precedente anno ancora abbiamo raccolto 5000 granelli di sabbia per una stanza della Badascò di Loikaw.


e in questa vacanza????????????



martedì 9 giugno 2009

rinnovo sponsorizzazioni bambini Myanmar

mentre da noi iniziano le vacanze estive, i nostri ragazzi del Myanmar incominciano il nuovo anno scolastico 2009/2010. Per quelli di Loikaw ci sarà la sorpresa di nuovi arredamenti ( letti, armadietti, stoviglie...) da noi regalate con l'operazione "lascia una traccia della tua vacanza" della scorsa estate, che ha fruttato circa € 11000,00.
Sono in distribuzione le lettere con l'invito a riconfermare il proprio impegno a favore di questi bambini poveri.
La quota indicata è di € 105,00 + € 5,00 per il regalo di Natale (la divisa scolastica). Le modalità di versamento sono indicate a lato.
Ricordo che la ricevuta dei versamenti può essere presentata per la detrazione fiscale.

lunedì 25 maggio 2009

Aung San Suu Kyi

da www.ilsussidiario.net


Di Aung San Suu Kyi
si sta parlando da alcuni giorni. L’ormai nota vicenda ha fatto in modo che balzasse agli onori della cronaca: a causa dell’incursione nella sua abitazione di un bizzarro reduce del Vietnam che ha tentato di portarle una Bibbia, ora lei rischia di passare 5 anni in carcere. Le condizioni degli arresti domiciliari ai quali era sottoposta, (i termini sarebbero scaduti il 27 maggio), le impedivano, infatti, di ricevere ospiti. In ragione di questo episodio, i tg le stanno dedicando quotidianamente alcuni secondi al giorno, i giornali qualche spazio in più. Peccato che i media, in generale, stiano omettendo sbadatamente i particolari più significativi della vicenda e della persona. A iniziare dal contesto in cui tutto ciò avviene.

Della Birmania – oggi Myanmar - si dice, genericamente, che sia un Paese sottoposto a dittatura. Non basta. Dittatura, sì. Ma una delle più feroci al mondo. Lì un cruento regime di sostanziale matrice marxista è al potere da decenni. Il carcere, la tortura e la morte per i dissidenti politici sono all’ordine del giorno. Alla “normale amministrazione” comune a tutti i regimi si aggiungono alcune pratiche che lo rendono particolarmente scellerato. Per dirne una, ogni famiglia birmana deve destinare almeno un proprio membro ai lavori forzati. Sia pure una donna o un bambino.



Il padre di Suu Kyi era il ”Bogyoke” (maggior-generale) Aung San. Nel 1942 costituì l’Esercito d’Indipendenza Birmano e liberò il Paese dal giogo britannico, prima, e giapponese più tardi. Amatissimo dalla popolazione che lo considera tuttora il padre della moderna Birmania, fu assassinato nel ‘47. Suu Kyi entra in gioco nell’’88. Conduceva da anni una serena esistenza in Inghilterra, pluri-laureata, sposata con un professore di Oxford e madre di due bambini. Tornata in patria per passare gli ultimi giorni con la madre morente, assistette all’instaurazione del regime militare che impose la via birmana al socialismo. Quell’anno i soldati spararono su una folla immensa di manifestanti inermi, uccidendone migliaia. Il generale Aung San morì quando lei era troppo piccola per averne dei ricordi. Ma il semplice fatto di essere figlia di suo padre la faceva sentire responsabile della propria gente.

Decise di rimanere in Birmania. Fondò un partito, la Lega Nazionale per la Democrazia, che il 27 maggio del ‘90 ottenne una maggioranza schiacciante all’assemblea costituente: 392 membri, su un totale di 485. A quel punto lo Slorc (Consiglio di restaurazione della legge e dell’ordine di stato), con l’avallo dell’esercito, invalidò sfacciatamente le elezioni. Tutti i membri dell’Nld furono incarcerati e Suu Kyi messa agli arresti domiciliari. Liberata e incarcerata a più riprese, ogni volta che poteva, girava in lungo e in largo il suo Paese. Incontrava la gente nei villaggi per esortarli a non avere paura e teneva dalla sua casa di Rangoon i “discorsi della Domenica” di fronte a migliaia di sostenitori. Al primo erano presenti mezzo milione di ascoltatori.

E in tutta la sua attività politica o nei suoi scritti, la stessa inaspettata nota dominante: la religione e la tradizione come elemento di unità della Birmania. Per il suo popolo Suu Kyi diventa una sorta di guida spirituale. E, in quanto tale, un capo politico. Questo può far specie nell’Occidente secolarizzato. Ma la forza della leader birmana sta nel non aver mai respinto dalla propria vita pubblica riferimenti alla fede e alla trascendenza. «Per garantire al popolo la frescura protettrice della pace e della sicurezza, i governati devono osservare i precetti di Buddha», scrisse in un saggio intitolato In Quest of Democracy. Tutto ciò è insolito per la mentalità europea, abituata a considerare valori e ideali come frutto di processi storici. Una visione, invece, quella di Suu Kyi, che ha sempre considerato l’uomo nell’integralità dei suoi fattori, senza esaurirlo nelle proprie componenti sociali o economiche. «La dimensione spirituale» disse in uno dei suoi discorsi «diventa particolarmente importante in una lotta in cui convinzione profonda e impegno mentale sono le armi principali contro la repressione armata».

Religiosa e devota alla propria storia. E per questo in grado di elaborare un laicissimo pensiero politico: «La fonte del coraggio e della resistenza di fronte al potere scatenato è generalmente una salda fede nella sacralità dei principi etici combinata con la certezza storica che, malgrado tutte le sconfitte, la condizione umana abbia per fine ultimo il progresso spirituale e materiale. Non si possono accantonare come obsoleti concetti quali verità, giustizia e solidarietà, quando questi sono gli unici baluardi che si ergono contro la brutalità del potere». scrisse in Liberi dalla Paura, uno dei suoi saggi più noti. A che è valso tutto ciò? Per lo meno cinquanta milioni di Birmani credono ancora nella libertà. E sono convinti che prima o poi assumerà la forma politica della democrazia.